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lunedì 1 febbraio 2016

MDD : Movimento per i Diritti dei Disoccupati



MDD : AIUTATECI a Diffondere Questo Gruppo , grazie 
Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, 
si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni.
 MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso
 la Camera del lavoro di Milano.
Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una 

Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale 
dei disoccupati in Lombardia e volendo anche in altre Regioni ed in
TUTTA ITALIA



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sabato 26 ottobre 2013

La Gioconda in ITALIA



Se dalla Francia non arriveranno presto risposte formali sulla richiesta di un prestito temporaneo all’Italia della Gioconda di Leonardo da Vinci, custodita al Louvre di Parigi, non si escludono eclatanti azioni non violente, come ad esempio marce e manifestazioni di protesta nella capitale francese compreso l’incatenamento davanti al ministero dei Beni culturali francesi a Parigi da parte di cittadini, esperti e storici dell’arte italiani.

È la denuncia di Silvano Vinceti, presidente del Comitato per la valorizzazione dei beni culturali, promotore tra l’altro della ricerca a Firenze, nell’ex convento di Sant’Orsola, delle spoglie di Lisa Gherardini, la modella che ispirò il quadro che raffigura la leonardiana Monna Lisa. È passato un mese dalla lettera inviata dal comitato presieduto da Vinceti per fissare l’incontro con il direttore generale del patrimonio dei beni culturali francese; un incontro voluto dal ministro Aurelie Filippetti nella lettera di risposta alla richiesta dello stesso Comitato per verificare le condizioni per il rientro della Gioconda a Firenze in occasione di una mostra temporanea di 30 giorni.

L’esposizione è stata pensata da Vinceti per ricordare il centenario del furto della Gioconda dal Louvre, dipinto poi recuperato a Firenze nel 1913. «Per adesso nulla si muove da Parigi – ha dichiarato Silvano Vinceti – dalle informazioni raccolte risulta che la pratica è stata inviata alla direzione dei musei francesi del ministero medesimo. Al fine di dare maggiore forza alla nostra richiesta e rendere manifesta la volontà di molti italiani di riavere in Italia, anche se per un breve periodo, il quadro di Leonardo da Vinci, riprende la nostra raccolta delle firme della petizione a sostegno di questa battaglia». Vinceti ha aggiunto: «L’atteggiamento del direttore generale del patrimonio culturale del ministero francese è incomprensibile. In passato sono state raccolta più di 150.000 firme a sostegno di questa nostra giusta richiesta.

Da oggi riprenderemo la raccolta firme anche per sollecitare l’alto funzionario francese. Invito tutti quelli che si sono impegnati in questa mobilitazione a riprenderla con slancio ed entusiasmo». «Mi auguro – aggiunge – che anche il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, apponga la sua firma alla petizione.

Se nelle prossime settimane non vi sarà l’appuntamento a Parigi, come espresso dal ministro Filippetti nella lettera a noi inviata, attiverò una serie di eclatanti azioni non violente e non escludo nemmeno l’incatenamento davanti al ministero dei Beni culturali francese a Parigi. Spero che tutto si possa risolvere in forme positive, diversamente opererò e opereremo di conseguenza». Nel frattempo la provincia di Firenze, che si è detta disponibile ad accogliere la Gioconda a Palazzo Medici Riccardi, ha completato la elaborazione del piano di sicurezza richiesto per la presenza del capolavoro in città.


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martedì 8 ottobre 2013

LINKS: RIPRISTINIAMO STORIA DELL'ARTE NELLE SCUOLE


RIPRISTINIAMO STORIA DELL'ARTE 

NELLE SCUOLE ITALIANE

Nell’auspicio che la prossima legislatura veda il tema della Scuola al centro di una nuova Politica, all’insegna del recupero di valori quali legalità e senso civico, una delle prime scelte che andrebbero fatte, e che segnerebbe un evidente punto di discontinuità con le precedenti gestioni, è sicuramente il recupero di alcune discipline tagliate e vilipese in maniera davvero gravissima per un Paese come l’Italia. Mi riferisco in particolar modo alla Storia dell’arte. E’ ormai nota a molti l’entità dei tagli subiti da questa materia in diversi indirizzi delle scuole secondarie superiori. Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio storico-artistico significa ostacolare una formazione culturale degna di questo nome, ma anche impedire la formazione di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si impara la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà capire chi siamo e maturare quel valore imprescindibile del rispetto per i luoghi e gli spazi comuni? Alcune proposte in passato auspicavano lo studio della storia dell’arte fin dalla scuola primaria, invece abbiamo dovuto assistere al paradosso della eliminazione di questa fondamentale disciplina dai bienni della scuola superiore! Ecco, un atto non solo fortemente simbolico ed emblematico, ma necessario in un Paese come il nostro, sarebbe proprio quello di porre rimedio a tale scempio e, perché no, potenziare ulteriormente la possibilità di studio del nostro patrimonio artistico.
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LINKS: RIPRISTINIAMO STORIA DELL'ARTE NELLE SCUOLE: Storia dell’Arte a scuola?  Cancellata dal decreto Gelmini,  non viene reintrodotta dal Ministro Carrozza.  E parte l’appello...

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giovedì 11 luglio 2013

Bronzi di Riace : vivere solo di cultura e turismo



Ho presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura Massimo Bray, annunciando che, secondo quanto si apprende dagli articoli a mezzo stampa di Antonietta Catanese (Il Quotidiano della Calabria), il Museo della Magna Grecia della Calabria non verrà aperto prima del 2014, quando originariamente doveva essere inaugurato nel 2011 in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità di Italia.

Rispetto alla spesa iniziale di 11 milioni oggi si è raggiunta la cifra di 33 milioni. I lavori di restauro sono ancora in corso e i Bronzi di Riace giacciono “pietosamente adagiati sul dorso” in una stanza del Palazzo Campanella nella sede del Consiglio regionale della Calabria. Senza alcuna indicazione per i turisti.

Anche alla luce della censura dell’Unesco, che considera l’abbandono dei Bronzi “una vergogna”, ho chiesto che i Bronzi di Riace vengano salvati dall’incuria e dall’oblio, e che venga valorizzato tutto il patrimonio culturale del Museo nazionale della Magna Grecia.

Celeste Costantino La deputata di Sel,


Quando si parla di cultura è impossibile non scadere nella retorica. E in questi venti anni purtroppo è stata fin troppo esasperata. Siamo sicuramente tutti d'accordo sulle frasi classiche che accompagnano il tema da sempre: "siamo il Paese più ricco del mondo", "viviamo in città-museo a cielo aperto", "potremmo vivere solo di cultura e turismo" eccetera, eccetera. In verità, benché in campagna elettorale si è tutti bravi a sottolineare temi culturali e salvaguardia del nostro patrimonio archeologico, alle parole non sono mai seguiti i fatti. Basti pensare a quell'1,1% di spesa pubblica destinata alla cultura, cifra molto bassa, circa la metà della media europea, che ci fa essere fanalino di coda in Europa.
Il Colosseo è stato solo il caso più simbolico di settimane in cui è davvero accaduto di tutto: musei italiani che chiudono di colpo per le proteste dei custodi, la Reggia di Caserta in stato di totale abbandono, i Bronzi di Riace senza una casa da 1.300 giorni, l'ultimatum dell'Unesco al governo italiano per rimarginare le ferite di Pompei, la scuola del Piccolo teatro di Milano in crisi, l'ennesimo taglio al tax credit per il cinema, le fondazioni liriche (Maggio fiorentino e Carlo Felice di Genova su tutte) sull'orlo del default. Facile dire "puntiamo su cultura e turismo", ma ancora dal governo non è arrivata una minima risposta scritta.
Anzi forse a pensarci bene alcune lettere sono arrivate, proprio al ministro della Cultura Massimo Bray: nei giorni del suo insediamento al Mibac, (proprio quando Letta in Tv assicurava "se ci saranno tagli a scuola e cultura mi dimetterò") non aveva ancora controllato la cassetta della posta. Ad attenderlo c'erano 8.000 bollette della luce arretrate e mai pagate, per la modica cifra di 40 milioni.
Bray adesso si è ritrovato nella infelice posizione di fare appello alla sensibilità di Letta e Napolitano per cercare di ripianare i debiti. Urgono provvedimenti urgenti, prima di perdere tutto. Non sappiamo ancora quanto potrà essere la somma stanziata per tappare i buchi di questo disastro all'italiana. Sicuramente è possibile dire che anche quest'anno bisognerà prepararsi alle ennesime "lacrime e sangue" di tutto il comparto culturale.
Le cifre comunicate dal Mibac non fanno certo intravedere una inversione di tendenza. Basta purtroppo fare i calcoli degli investimenti tagliati: dal 2008 abbiamo perso circa un miliardo e 300 milione di fondi. Cinque anni di colpi inferti alle nostre più grandi ricchezze.
"Soluzioni subito o boicottiamo Venezia" è il grido del mondo del cinema italiano riunitosi per il Festival di Taormina. Per il cinema diventa sempre più complicato destreggiarsi tra la riduzione del tax credit (diminuito da 80 milioni a 30 per il 2014) e il taglio del Fondo Unico per lo spettacolo 2013 (decurtato del 5,2%, ovvero 72,4 milioni di euro)
Le fondazioni liriche presentano debiti per 330 milioni di euro. E se non si interviene subito potremmo dire addio al Maggio fiorentino (anche se in questi giorni si cerca di fare di tutto per scongiurarne la liquidazione). Alla finestra stanno anche altre 11 fondazioni lirico-sinfoniche che dal 1996 non hanno risposte dalla politica. Nessuno si è occupato dei nostri teatri lirici in venti anni. Nessuno. A forte rischio anche il Carlo Felice di Genova che, con perdite di 3 milioni nei sei mesi del 2013, fa fatica a pagare gli stipendi. In crisi anche i teatri stabili a cui è stato tagliato dal bilancio il 5,3% di risorse; oggi contano su 62,5 milioni di euro per 68 teatri. E l'ottimismo certo non regna: "così rischiamo di chiudere".
I contributi pubblici 2013 per gli istituti culturali sono stati decurtati del 18% rispetto al 2009, afferma il ministero, raggiungendo 14,6 milioni di euro. Tagli e proteste anche per musei e siti culturali: in Italia sono circa cinquemila, uno ogni 10.900 abitanti secondo Confcultura. Gli istituti statali sono in tutto 420 (200 musei, 220 monumenti), in molti casi con forti problemi di personale dovute anche al blocco del turn over che incombe sul Mibac. Per il 2013 l'organico dovrebbe essere composto da 19.132 unità, ma i dipendenti in servizio sono solo 18.568.
Mancano come sempre i soldi per la manutenzione ordinaria di monumenti e siti archeologici. Il programma dei lavori pubblici infatti conterà per il 2013 su soli 47,6 milioni: il 76% in meno rispetto a 10 anni fa. Ridotte all'osso anche le disponibilità per le emergenze e le manutenzioni straordinarie (pensiamo agli ultimi terremoti in Abruzzo, Emilia e Toscana, ma anche agli allagamenti come quello che ha sommerso l'area archeologica di Sibari). Per il 2013 stanziati 27,5 milioni, oltre il 58% in meno rispetto al 2008.
Se investiamo solo poco più dell'1 per cento in cultura, dobbiamo considerare che produciamo il 5,4% della ricchezza prodotta, ovvero 75 miliardi di euro. Sono circa un milione e quattrocento mila persone, il 5,7% degli occupati, che con la cultura ci "mangia", secondo lo studio Symbola/Unioncamere. Tutta la "filiera della cultura", in cui includiamo settori dell'indotto come il turismo legato alle città d'arte, il valore aggiunto prodotto dalla cultura schizza dal 5,4 al 15.3% del totale dell'economia nazionale. Insomma cifre che sottolineano un'evidenza: il valore aggiunto prodotto dalla cultura ha un effetto moltiplicatore senza eguali, attivando altri comparti dell'economia. Anche stavolta, quando passeremo dalla retorica ai fatti?



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martedì 18 settembre 2012

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venerdì 24 giugno 2011

Il Louvre non presterà la Gioconda all'Italia


Il Louvre non presterà la Gioconda all'Italia. Il quadro di Leonardo, ha spiegato il museo di Parigi, è infatti «estremamente fragile», cosa che rende il suo trasporto «inimmaginabile». Così il Louvre risponde oggi alla campagna lanciata da Silvano Vincenti e dal suo Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali, in collaborazione con la Provincia di Firenze, per riportare il capolavoro di Leonardo in Italia per il 2013. La petizione, irrobustita da 100.000 firme, non smuoverà il museo parigino. «Formalmente non abbiamo ricevuto ancora nessuna domanda ufficiale di prestito», ha precisato Vincent Pomarede, direttore del dipartimento delle Pitture al Louvre.

Ha aggiunto da Parigi Pomarede - se non prestiamo la Gioconda è perché il quadro è estremamente fragile ed un viaggio rischierebbe di causare danni irreversibili». Il dipinto è stato realizzato dal genio toscano, tra il 1503 ed il 1506, su un pannello di legno di pioppo molto sottile. Con il tempo, questo pannello si è curvato e presenta una fessura ben visibile, soprattutto sul retro. Ecco perché il volto di Monna Lisa è protetto dietro un vetro blindato (per questo la tazza lanciata contro di lei da un turista russo nel 2009 non le aveva fatto alcun danno) ed è conservata a livelli di temperatura e di umidità costanti, grazie ad un sofisticato sistema di climatizzazione.

«Un trasporto - ha spiegato Pomarede - è assolutamente inimmaginabile perché non riusciremmo ad avere un controllo della temperatura così ottimale, anche all'interno di casse climatizzate. Le vibrazioni - ha aggiunto- sarebbero molto nocive per il quadro. Si prenderebbero rischi troppo grandi a prestarlo». Il Louvre ha inoltre ricordato stamane che la Gioconda è stata prestata una sola volta dalla Francia, quando ministro della Cultura era Andrè Malraux. È stato nel 1963 quando il prezioso dipinto volò negli Stati Uniti dove fu ricevuto dal presidente Kennedy per essere esposto alla National Gallery di Washington e al Metropolitan Museum of Art di New York.

Vincenti, che ha promosso la petizione, conduce ricerche tra le tombe dell'ex convento di Sant'Orsola nel centro di Firenze per analizzare le ossa dei cadaveri: la donna ritratta, Monna Lisa, sarebbe morta e sepolta lì.

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