lunedì 13 febbraio 2012

L’altra Gioconda


L’altra

 Gioconda



 E’ rimasta chiusa nei magazzini del Museo del Prado a Madrid per anni. Nessuno sembrava considerare quel quadretto di 76  x 57 centimetri.
Solo una brutta e banale copia della Gioconda, un tentativo di emulazione da parte di un pittore fiammingo o olandese.
Qualche mese fa il direttore del museo madrileno decise di indagare su quella tela, studiare e ripulire il quadro.
Partirono dallo sfondo scuro che avvolgeva la figura della ragazza e grazie ai raggi x scoprirono che sotto quell’oscurità, aggiunta nel XVII secolo, si nascondeva un paesaggio.
Rocce e fiumi, in tutto e per tutto uguali allo sfondo della Gioconda. E poi quelle mani intrecciate, l’indice e il medio leggermente divaricati, il sorriso appena accennato, i vestiti, i capelli, le dimensioni pressochè identiche dei due quadri.
Oggi il Museo del Prado crede di avere per le mani una delle più importanti scoperte della storia dell’arte degli ultimi anni.
La seconda Gioconda è un’opera dipinta da uno dei discepoli di Leonardo mentre il maestro ritraeva Lisa Gherardini, la Monna Lisa. Una sorta di esperimento della bottega del genio fiorentino, un ritratto parallelo.
Il Louvre di Parigi ha già chiesto l’opera per esporla a lato della Gioconda.
Nei prossimi mesi sentiremo parlare di quel quadretto ritrovato nei sotterranei de El Prado.


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ROMA - L’enigmatico sorriso della Gioconda ha il suo doppio. Anzi, è la Gioconda stessa ad avere una gemella. A Madrid, infatti, esiste una tela, perfetta – o quasi – replica di quella di Leonardo, realizzata nello stesso periodo. Perfino, nella sua bottega. A dare la notizia sono stati ieri gli esperti del museo del Prado, dopo il lungo restauro e studio di un’opera rinvenuta nei fondi del museo. Sì, perché l’Altra Gioconda era stata erroneamente catalogata come copia tarda di matrice fiamminga o olandese. Insomma, una replica scarsamente rilevante ai fini della storia e piuttosto banale per l’arte.
Nuovi studi e un accurato lavoro di pulizia che ha tolto la pesante copertura nera, probabilmente del XVIII secolo, hanno rivelato ben altro tesoro. Al Prado ne sono certi: l’opera è stata realizzata nello stesso periodo della Gioconda leonardesca, a inizi del ‘500, e nell’ambito della sua bottega. O meglio, a un passo dal maestro. L’autore sarebbe uno dei suoi pupilli, Francesco Melzi o, più probabilmente, Andrea Salai, annoverato tra gli amanti di Leonardo ma soprattutto da alcuni studiosi indicato come modello per il volto della stessa Monnalisa. Salai avrebbe copiato il ritratto passo passo, o meglio pennellata dopo pennellata, direttamente al fianco del maestro.
L’interessante triangolo artista-opera-pupillo potrebbe trovare la quadratura nella copia spagnola. Gli studiosi del Prado, così come quelli del Louvre, dove la seconda Gioconda sarà esposta al fianco dell’originale dal 29 marzo, concordano su un punto chiave: la replica sarebbe un caso unico di work in progress, importante oggetto di studio per dare nuovi elementi sui ripensamenti avuti da Leonardo nell’esecuzione. Un vero documento illustrato delle modalità di lavoro del Genio, simile in tutto – se non ovviamente per il talento – al suo lavoro. Perfino nelle misure: 77x53 per la vera Monnalisa, 76x56 per la gemella. Alle tante domande di esperti e curiosi risponderà la scienza: studi fotografici e radiologici sembrano assicurare che da questa scoperta ne scaturiranno molte altre, perfino capaci di mettere in discussione alcune interpretazioni assodate. Al Louvre cui l’opera dovrebbe poi essere ceduta in forma provvisoria, intanto, Monnalisa attende di guardarsi – e farsi guardare - allo specchio.

L'INTERVISTA.
Philippe Daverio
, cosa pensa della seconda Gioconda?
«Non poteva che essere coeva, è troppo brutta per essere una copia. È piena di anchilosi e contraddizioni, un quadro senza talento. Nessuno, dopo, avrebbe voluto una copia di basso livello».
Non la ritiene un utile strumento di studio?
«Credo che ogni strumento possa contribuire a dare nuovi elementi, ma davvero questo non è risolutivo. È difficile che sia stata eseguita ricopiando ogni pennellata di Leonardo. Potrebbe essere stata semplicemente copiata da qualcuno cui era piaciuta. Rientra nell’agiografia della pittura pensare che possa essere un documento dei ripensamenti del Maestro».
Negli ultimi anni, tante rivelazioni hanno avuto per oggetto Leonardo, come mai?
Rientra nella mitografia del XX secolo. Nella letteratura ottocentesca non c’è una pagina sulla Gioconda. Oggi affascina la figura arricchita di mistero, ma Leonardo era decisamente più decifrabile di quanto non si voglia credere.
di Valeria Arnaldi

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